IL TERRITORIO EUROPEO, ALLARGAMENTO E NUOVE ADESIONI: UN’UTOPIA DIVENUTA REALTA’
Non siamo più inglesi né francesi né tedeschi. Siamo europei. Non siamo più europei, siamo uomini. Siamo l’umanità. Non ci resta che abdicare dal più grande degli egoismi: la nostra patria.
Victor Hugo
Il territorio di uno stato è dato dai confini politici che segnano il limite dell’esercizio del potere politico.
Il confine è una linea di demarcazione che può segnare i confini amministrativi all’interno di uno stato laddove esistano ‘unità amministrative’, province o distretti. Oppure può segnare un confine politico all’interno di uno stato regionale marcando le competenze e i poteri tra stato centrale e regioni.
Nel caso dell’Europa esistono anche confini spazio/temporali che si estendono in un luogo segnato dal trascorrere dei secoli che hanno tracciato confini culturali di enorme valore. Veri punti di riferimento per comprendere sia la realtà attuale che le nuove problematiche del nostro tempo.
Un continente che si affaccia sulle sponde del Mediterraneo, la culla della civiltà, e che dallo stesso mare ne ha tratto cultura e sviluppo non solo economico, ma anche spirituale.
Un Mediterraneo che ancora oggi non conosce quella pace, quella stabilità economica e produttiva che potrebbe accrescere la nostra potenza economica e finanziaria in un quadro di interdipendenza geopolitica fondata sullo sviluppo delle relazioni commerciali e politico-sociali. Un mediterraneo da valorizzare non solo per le potenzialità mercatali, ma per le caratteristiche specifiche che ogni nazione può offrire in termini sia culturali che economiche.
In una prospettiva di crescita demografica che necessiterà di nuove risorse agricole, nuovo cibo e nuovi prodotti, abbandonare o trascurare il Mediterraneo come area di sviluppo, potrebbe nascondere una debolezza nella politica estera euro mediterranea.
La centralità del mediterraneo è la nostra sicurezza nel dover cercare di realizzare una politica estera comune.
Un’Europa che, con un sistema istituzionale unitario in termini di politiche internazionali, potrebbe esprimere relazioni esterne e commerciali sempre più sganciate da logiche geopolitiche post-belliche o peggio ancora sovraniste.
L’Europa e il mediterraneo, legati e interdipendenti per un futuro di cooperazione e prosperità.
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La dimensione dell’Europa non è lo spazio, che la ridurrebbe ad un appendice della penisola asiatica, ma il tempo, la storia, la tradizione, il passato. Roberto de Mattei |
«I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali, né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono. Lungo le coste di questo mare passava la via della seta, s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli olii e dei profumi, dell’ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della scienza.
Gli empori ellenici erano a un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa[1].”
Sembrerebbe che la forza del continente corrisponda ad una sorta di influenza positiva su tutto il mediterraneo quasi a voler significare che le speranze dei popoli che si affacciano sul mediterraneo siano legate alla nostra volontà di cooperazione, alla nostra apertura economica, alla nostra bontà.
I rapporti attuali sono molto fragili e questo è dovuto sostanzialmente alla frammentazione della politica estera e commerciale.
Tuttavia prendiamo la positività che viene fuori da un luogo che ha perpetuato ideali culturali millenari: culla della civiltà o, per meglio dire con enfasi, mediterraneo come modello di cultura politica e di convivenza tra popoli differenti.
La nostra nazione, parte fisica e politica del continente europeo, si estende preponderante verso ‘il centro del mondo’ quasi a simboleggiare il legame tra un ideale centro culturale e una miriade di Stati nazionali che oggi convivono stretti ai Trattatati dell’Unione Europea.
Un continente sospeso tra i suoi valori e un futuro che ricerca aggregazione e pacifica convivenza.
Un’Europa che guarda non solo al sud del mondo e ai suoi squilibri, ma un continente che politicamente cerca di ampliarsi come un cerchio che emana altri cerchi concentrici in una logica di inclusione che è innanzitutto condivisione e assoluto riconoscimento di una superiorità etica data dalla durata millenaria dei valori espressi.
Il confine può essere qualcosa di più grande rispetto alle linee che segnano i limiti politici dei singoli stati, immaginando che lo stesso coincida con la realtà di uno stato federale, composta cioè da più stati che hanno dato vita ad un ordine più grande e complesso rispetto all’ordine giuridico, economico e sociale dei singoli
Obiettivi e valori appartenenti alla sia alla positiva memoria storica del territorio federato, sia alla visione comune della necessità storica di trovare sintesi in una federazione.
Il confine nel caso dell’Europa attuale è dato da una serie di trattati che hanno dato un assetto molto ampio di stati che volontariamente hanno aderito al progetto unificante europeo.
Di seguito verranno riportate le principali tappe che rappresentano un successo incredibile se pensiamo alla storia recente.
Ma la speranza è data dalla consapevolezza che tra alti e bassi, tra processi a rilento ed nuovi punti di arrivo, un giorno si possa arrivare a costruire un grande stato sovranazionale.
Utopia oggi e realtà domani?
L’Utopia che porterà alla realtà un’entità politica superiore e molto più forte di quella attuale, trova giustificazione anche nella complessità mondiale data dalle relazioni internazionali sempre più intricate e complicate. Relazioni basate sulla volontà di potenza di ogni continente che non potrà trovare più nella guerra lo strumento di realizzazione di un nuovo ordine mondiale fondato sul predominio e la sottomissione.
Relazioni che funzioneranno laddove l’organizzazione del potere non sarà predominante ma verrà sostituito gradualmente in convivenza pacifica “globalizzata”, intendendo per questa una pace funzionale alla crescita dell’economia mondiale che corrisponde alla non distruzione delle economie locali.
Interdipendenza economica e politica: concetto e realtà che oggi trovano distorsione nell’uso improprio della finanza.
Interdipendenza come chiave di volta dell’intero sistema mondiale a venire.
Immaginare di affrontare le fide future in chiave di singole entità nazionale sembrerebbe improbabile.
LE PRINCIPALI TAPPE RELATIVE ALL’ALLARGAMENTO TERRITORIALE DELL’U.E.
| 1951 | Nasce la Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA) a Parigi Paesi fondatori: Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. | |
| 1957 | I sei Paesi fondatori della CECA firmano i Trattati di Roma
Trattati di Roma istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) Nasce l’Europa composta da 6 Stati membri. |
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| 1967 | Trattato di Bruxelles
Entra in vigore la fusione degli esecutivi E’ prevista la fusione degli esecutivi e l’istituzione di un Consiglio unico e di una Commissione unica per tutte e tre le Comunità Europee. |
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| 1973 | Entrano nella CEE Danimarca, Irlanda e Regno Unito | |
| 1979 | Prime elezioni del Parlamento Europeo a suffragio universale diretto. | |
| 1981 | Entra nella CEE la Grecia | |
| 1984 | Consiglio Europeo di Stoccarda: approvazione della Dichiarazione solenne dell’Unione europea. | |
| 1985 | Accordi di Schengen. | |
| 1986 | Entrano nella CEE della Spagna e Portogallo | |
| 1987 | Entrata in vigore dell’Atto Unico Europeo, firmato il 7.7.87, che prevede la realizzazione del mercato unico entro il 31.12.92. | |
| 1990 | Entrata nella Comunità Europea dei cinque Laender dell’ex Germania Orientale.
Convenzione di Schengen sulla libera circolazione nel mercato interno. |
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| 1993 | Trattato di Maastricht
Istituzione dell’Unione Europea Creazione di un’unione economica e monetaria (U.E.M.) |
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| 1995 | Ingresso nell’Unione Europea di Austria, Finlandia e
Svezia – Europa a 15 – |
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| 1997 | Documento programmatico “Agenda 2000”
Riforma dei Fondi strutturali Criteri del futuro ampliamento dell’UE |
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| 1998 | Banca Centrale Europea
Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna costituiscono la BCE ed adottano la moneta unica. |
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| 1999 | Entrata in vigore del Trattato di Amsterdam:
rafforzamento di alcuni principi posti nei precedenti trattati; le competenze di alcune istituzioni vengono modificate. |
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| 2002 | Entrano in circolazione monete e banconote EURO | |
| 2003 | ATENE 16 aprile 2003, firma al Trattato di adesione per dieci nuove nazioni: Cipro, Malta, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria. | |
| 2004 | Primo maggio 2004
Entrano nell’Unione Europea: Cipro, Malta, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria. |
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| 2004 | 29 ottobre 2004
Roma, adozione della Costituzione per l’Europa |
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| 2005 | 25 aprile2005, a Lussemburgo, la Bulgaria e la Romania firmano i trattati di adesione. | |
| 2007 | 1 gennaio 2007
Bulgaria Romania entrano a far parte dell’Unione europea |
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| 2007 | Il 13 dicembre 2007 TRATTATO DI Lisbona. | |
GOVERNO
La sovranità è uno dei punti essenziali nella definizione di uno stato moderno. Coincide con la capacità di governare un territorio, di porre un ordine e quindi un potere politico organizzato per la difesa dei suoi abitanti e per la preservazione e lo sfruttamento di tutte le risorse presenti. La sovranità di uno stato indica la capacità di non rispondere a poteri derivanti da altre entità.
Il concetto di sovranità, riferita al popolo quale soggetto dell’organizzazione statuale, si è evoluto nel tempo e per comprendere meglio questo aspetto possiamo usare come metro di misura proprio la storia del nostro stato che passando gradatamente ad una sovranità monarchica seppur in forma parlamentare ad una repubblica parlamentare ci insegna che il potere decisorio del popolo, nonché il rapporto tra questo e la forma di governo, ci offre un’indicazione certa circa l’esercizio della sovranità nello stato moderno.
Cosicché l’allargamento della base elettorale, processo che subì un brusco arresto nel periodo fascista, sfociato nel suffragio universale ha permesso la realizzazione di una democrazia rappresentativa che seppur giovane risulta solida perché fondata su principi universali.
La nostra Costituzione ammette limitazioni alla sovranità nazionale laddove prevede l’adesione ad entità sovrannazionali più grandi e complesse, ma con obiettivi e organizzazione conformi ai nostri principi.
La sovranità europea oggi si esplica attraverso l’elezione dei nostri rappresentanti nel Parlamento.
ORGANI DELL’U.E.
L’esecuzione dei compiti affidati alla Comunità è assicurata da:
– un PARLAMENTO EUROPEO;
– un CONSIGLIO;
– una COMMISSIONE;
– una CORTE DI GIUSTIZIA;
– una CORTE DEI CONTI.
Se consideriamo la sovranità monetaria:
La sovranità monetaria attualmente è stata delegata totalmente all’U.E..
Articolo 105 A
“La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.”
Inoltre:
“Gli Stati membri considerano le loro politiche economiche una questione di interesse comune e le coordinano nell’ambito del Consiglio”
Con questa espressione indichiamo il potere/diritto di stampare carta moneta con valore legale.
E’ bene ricordare che la sovranità monetaria implica l’adozione di politiche monetarie finalizzate alla realizzazione di obiettivi economici e finanziari di stabilità e crescita.
Politica monetaria: Articolo 105
“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 3 A. 2. I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti: – definire e attuare la politica monetaria della Comunità; – svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell’articolo 109; – detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; – promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.”
Il passaggio prevedeva tre fasi, l’ultima coincidente con il rispetto dei cosiddetti parametri di Maastricht:
- Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
- Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%
- Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
- Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
- Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.
La sovranità monetaria rappresenta oggi un vero vulnus nell’architettura istituzionale derivante dalla diversità delle economie statuali, ovvero dalla capacità produttive di ogni paese se rapportate sia al debito pubblico che al deficit.
Ogni paese ha la sua storia e il debito pubblico rappresenta la somma di tutte le situazioni verificatesi in una nazione.
Una vera utopia sarebbe armonizzare sia il debito pubblico che il deficit annuale rendendo stabile i rapporti previsti. Contro la distopia di un debito pubblico che potrà essere soltanto crescente laddove si assume l’impossibilità di raggiungere la parità di bilancio nei singoli stati. Una via potrebbe essere rappresentata dalla diminuzione del debito complessivo riferito ad ogni singolo stato, dovuta ad azioni virtuose e non dall’austerità che spesso alberga nelle voci della spesa pubblica.
Cosicché, la stabilità nel tempo e per ogni luogo, indipendentemente dalla storia e dalla cultura locale, ha significato attuare politiche di austerità che in verità poco sono servite per alimentare i consumi e la produzione.
Una nuova via deve essere battuta e una nuova sovranità monetaria dotata di strumenti più potenti e credibili potrebbe generare una nuova linfa vitale che potrebbe rinverdire quest’Europa stretta da questi tecnicismi.
Non è questa l’Europa ‘sognata’, stretta da bizantinismi finanziari dagli effetti deleteri sull’economia reale, facilitati da una visione poco coerente con ‘l’Europa dei popoli’, non supportati da strumenti che possano realizzare politiche economiche in linea con gli obiettivi e le idealità europee.
Le politiche economiche di ogni stato membro, per quanto lo stato possa essere virtuoso e produttivo, necessitano di ulteriori finanziamenti derivanti dall’inevitabile deficit pubblico.
Ma di questo si potrà specificare legando le problematiche finanziarie agli ostacoli frapposti tra i cittadini e l’Europa che desideriamo.
In gioco viene messo lo stesso sistema di Welfare state e di conseguenza l’idea dello stato protettore che deve garantire ai cittadini diritti e servizi sociali come:
- Assistenza sanitaria;
- Istruzione e formazione;
- Sicurezza pubblica;
- sinteticamente le tre ‘S’ (Sicurezza, Sanità, Scuola) come pilastri di una comunità unita da uno Stato garante della ‘coesione sociale’;
- Indennità di disoccupazione, REI, reddito di (lavoro da) cittadinanza o qualsiasi forma predisposta per tutelare le fasce deboli soggette a disoccupazione strutturale o congiunturale;
- politiche sociali di sostegno alle famiglie e alle fasce deboli;
- politiche di sostegno alla famiglia nucleo fondamentale per l’incremento demografico necessario, politica di protezione della donna e della maternità;
- previdenza sociale, assicurazione sul lavoro contro infortuni o invalidità.
Il cuore del welfare è in realtà il motore centrale del sistema dei diritti universali evocative degli ideali di uguaglianza e la libertà basate sulla dignità personale e sul lavoro. Le politiche monetaria sono finalizzate a realizzare un welfare protettivo per quelle fasce deboli della popolazione che vedrebbero negati i loro diritti.
Del resto nello stesso Trattato troviamo la seguente affermazione di principio:
COESIONE ECONOMICA E SOCIALE
Articolo 130 A
“Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite, comprese le zone rurali.”[2]
Rinunciare a questo orizzonte significherebbe negare un’idea di Europa dei popoli che potrebbe essere facile preda di quei populismi che hanno in cuore proprio il ritorno a vetusti schemi nazionalistici improponibili proprio per il semplice legame geopolitico dato dal possesso diffuso delle quote di debito pubblico di ogni singolo Stato.
Il dovere dello stato è quello di praticare politiche in grado di sostenere una spesa pubblica che non può essere alimentata solo dalle tasse, imposte e contributi del popolo, nemmeno può essere basata sulla capacità produttiva di un’area viste le nuove frontiere tecnologiche che porranno seri problemi sulla redistribuzione del reddito stante l’eliminazione sempre più consistente della quota lavoro nell’industria 4.0.
Il prezzo politico, ovvero il costo di un servizio pubblico rapportato al suo effettivo pagamento da parte dell’utenza genera una differenza che si traduce inevitabilmente in deficit. Il pareggio di bilancio, appartenete ad una certa retorica pseudo politica, non è attualmente praticabile e il deficit appare l’unica via possibile per il sostentamento dello stato sociale.
Dall’altro lato possiamo fare tanto per ridurre quegli sprechi che minando il welfare distruggono l’idea di stato sia esso sovrano-nazionale che sovra nazionale.
La lotta alla corruzione pubblica, agli sprechi, la lotta alle mafie e all’evasione fiscale costituiscono gli elementi costitutivi di un nuovo modo per concepire l’utopia europea.
Disconoscere questi nefasti fenomeni,, e ridurli a semplice incapacità gestionale derivante da politiche irresponsabili dei singoli stati, significherebbe alimentare quella linfa vitale per un certo modo di intendere la politica come un ritorno romantico ai vecchi nazionalismi.
Quando si evocano sovranità monetaria statuale e indipendenza assoluta non si evocano forse quei modi di intendere il debito pubblico come la capacità/autonomia di svalutare la moneta nazionale o di rivalutarla in termini di dilatazione dello stesso?
Se da un lato quindi dovremo trovare nuove strade come il debito pubblico europeo e dovremo dotarci di strumenti finanziari innovativi, come potrebbero essere i titoli del debito pubblico europeo, dall’altro lato è necessaria una nuova forma mentis che induca a riflettere su ciò che non possiamo più permetterci, non solo in termini di illegalità (mafie, corruzione, evasione fiscale, politici mafiosi, etc…), ma soprattutto per convenienza economica e finanziaria.
Le connivenze, le collusioni, la velata condivisione di certe situazioni antagoniste all’etica europeistica dovranno fare posto ad un economia pubblica basata su effettiva efficienza e sostenibilità. La solidarietà infatti può essere realizzata solo in un quadro di risorse certe e disponibili non solo per le generazioni presenti ma anche per quelle future che dovranno continuare il progetto politico in atto.
Sovranità politica, etica pubblica e sovranità monetaria vanno di pari passo.
Il richiamo a ciò che Weber definiva l’etica della responsabilità è forte, così come l’essere cittadini europei equivale in pratica a dover essere fautori di una nuova economia non fine a se stessa cioè sottomessa alle regole del mercato.
Dovremo essere capaci di generare una politica che sappia conciliare il tutto, i valori universali ed in quanto europei, in un quadro di ‘sostenibilità’ economica e finanziaria.
L’avanguardia ideale può essere declinata come lotta per un’Europa libera ed economicamente forte, in grado di sostenere i bisognosi e solidale con chi non riesce con le proprie forze a garantirsi quella dignità che solo lo stato può generare e proteggere.
La sovranità europea dovrà quindi essere rafforzata e l’attuale nucleo di cooperazione dovrebbe federare aree politiche che risultano essenziali per la potenza dell’Europa in rapporto agli altri continenti. L’armonizzazione delle politiche economiche e sociali, del welfare, della giustizia e della sicurezza comune, la diplomazia e l’Esercito europeo sono solo esempi di come alcune competenze potranno essere trasferite dai singoli stati nazionali per la migliore definizione di un’Europa a sovranità federale.
Una sovranità, un governo degli stati europei in grado di dialogare con una sola voce con i paesi del bacino mediterraneo è possibile in quanto esistono condizioni storiche e geopolitiche che dovrebbero rendere ancora una volta il ‘mare nostrum’ un centro di attrazione economico in grado di garantire stabilità e felicità.
L’utopia Europa è l’immagine di un grande ponte proteso a sud verso il bacino del Mediterraneo e idealmente indirizzato verso ogni continente del mondo. Un passaggio ideale per l’incontro tra l’umanità, culturalmente differente ma unica nella sua spiritualità e composizione valoriale.
[1] Predrag MATVEJEVIĆ, Breviario mediterraneo, pag. 18 Garzanti, Milano 1991
[2] Trattato sull’Unione Europea