GLOBALIZZAZIONE E POLIS IDEALE (II)


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GLOBALIZZAZIONE E POLIS IDEALE  (II)

GLOBALIZZAZIONE E TRASFORMAZIONI SOCIO ECONOMICHE 

 di Robertino GIARDINA

«Chi cerca rimedi economici a problemi economici è sulla falsa strada.

Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale». 

Luigi Einaudi, Economia di concorrenza e capitalismo storico. La terza via fra i secoli XVIII e XIX, in “Rivista di storia economica”, giugno 1942

 

Globalizzazione e trasformazioni socio economiche

In un mondo in costante adeguamento all’emergenza pandemica la realtà di un pianeta ferito e di un’umanità sconvolta dall’esperienza dell’emergenza e della morte come limite immanente di ogni agire le questioni sollevate nell’agenda 2030 diventano non solo obiettivi da perseguire ma rappresentano un perimetro esistenziale che non potrà essere scavalcato facilmente nei prossimi anni.

In realtà nel periodo pre virus molti temi appartenevano al mondo settorializzato delle varie correnti politiche e sociali che rincorrevano idealità utopiche non sempre facili da perseguire a causa di un’economia capitalistica che, come sistema strutturale diffuso a livello mondiale, sembrerebbe inarrestabile. Un mondo sempre più globalizzato e dominato dalle ferree regole del libero mercato e del liberismo economico certamente è da preferire ai modelli di economia collettiva di stampo comunista che tanta povertà e degrado hanno portato nel mondo. La caduta del muro di Berlino tradizionalmente rappresenta questa sconfitta e quindi l’inarrestabile pervasione del capitalismo e dei sistemi politici ispirati alla liberal democrazia.

Lo scenario attuale è quindi dominato dall’affermazione di un sistema economico che trova il suo supporto in una politica mondiale inquadrate nella parola ‘globalizzazione’.

La parola globalizzazione non ha una definizione univoca ma trova la sua specificazione nei fenomeni economici e politici che si susseguono con una velocità considerevole negli ultimi tempi. Infatti, proprio a partire dalla caduta del muro o dalla fine della Guerra fredda, abbiamo assistito ad un’intensificazione dei rapporti commerciali tra gli stati che tradizionalmente erano già legati e nuove aree ‘mercatali’ dell’Est Europa.

Questi anni sono particolari poiché il progresso tecnologico irrompe nelle nostre vite invadendo principalmente il piano della comunicazione, provocando così una nuova rivoluzione che ha risvolti anche sul piano delle relazioni umane e politiche.

Un mondo basato sulla comunicazione digitale è certamente un mondo ‘trasformato’ e gli effetti sono visibilmente percepibili in ogni aspetto del vivere.

L’interferenza con l’economia è quella più significativa poiché il circuito ‘reale’ cioè lo scambio di beni e servizi ha assunto dimensioni gigantesche, se consideriamo la produzione e la commercializzazione come fenomeni che legano paesi e sistemi economici molto distanti e differenti. Ma lo stesso fenomeno assume una dimensione di ‘prossimità’ se consideriamo la velocità con la quale possiamo interagire e gli effetti importanti che possiamo generare a livello locale e globale.

Sicchè il semplice acquisto con un click di mouse di un qualsiasi prodotto da scelta economica diventa, più o meno consapevolmente, una modalità attraverso la quale puntiamo verso il mondo nuovo delle transazioni informatiche a scapito della compravendita locale con le conseguenze reali sulla sopravvivenza dei negozi ‘di quartiere’. A ciò si aggiunga che la vitalità dei nostri borghi, dei centri cittadini era legata anche all’attrazione commerciale dei negozi tipici e non che comunque assicuravano quel giusto equilibrio tra bisogno di consumare e necessità di relazionarsi nella cornice delle nostre bellezze paesaggistiche e naturali.

Insomma, un mondo che cambia velocemente e che porta alla luce alcuni concetti sui quali sarà meglio riflettere:

  • interdipendenza economica;
  • rinnovato rapporto causa – effetto dato dai nostri comportamenti e dalle nostre scelte che non avranno, nel prossimo futuro o già oggi, una conseguenza univoca ma interagiranno sia sul piano economico che sul piano politico, locale e globale.

La globalizzazione quindi viene indicata come un fenomeno economico, politico e sociale che risulta strutturato come una nuova e più forte interdipendenza tra gli Stati.

Interdipendenza che parte dall’economia, dall’intensificazione degli scambi, con conseguente interazione anche nella sfera delle relazioni:

  • sociali, rapporti che cambiano nella forma e nella sostanza se consideriamo il cambiamento dei modi di comunicazione, la velocità con la quale si susseguono le informazioni, le difficoltà del saper discernere ciò che è vero dall’effimero o ciò che sintetizziamo nell’espressione ‘fakenews’;
  • politiche, pensiamo al passaggio dal mondo tripolare (USA/URSS e Terzo mondo), al mondo multipolare con l’ingresso di super potenze economiche come la CINA e di altri attori come il Giappone, o di altri paesi definiti oggi ‘Paesi in via di sviluppo’;
  • commerciali, determinate dai cambiamenti indotti dal nuovo modo di attuare la logistica a causa dell’evoluzione tecnologica. Si pensi al modo in cui si può acquistare, pagare, tracciare il percorso di un prodotto. Modalità che però partono da accordi transnazionali di carattere finanziario e commerciale che hanno di sottofondo, ricordiamolo, l’adesione alla concretezza ideologica del sistema liberaldemocratico.
  • culturali intesa come cambiamento (evoluzione o involuzione?) degli usi e costumi, del modo di pensare e di intendere l’ambiente e il rapporto con esso e con il paesaggio.

La globalizzazione è sinonimo di progresso, nuova cultura, nuovo umanesimo?

Il sistema capitalistico liberale ha migliorato le condizioni di vita di milioni di persone e la comparazione con il suo opposto lo rendono attualmente il migliore mezzo per soddisfare bisogni di prima necessità e ridurre sensibilmente la povertà a livello globale.

Tuttavia possiamo porre la nostra attenzione sui limiti sistemici, sulle persistenti disuguaglianze economiche e sociali che sono visibili nella misura in cui cominciamo a valutare i diversi aspetti del rapporto tra uomo e ambiente, tra Polis ideale e realtà globale.