DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA COSTITUZIONE
di Robertino GIARDINA
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La nascita della Repubblica e l’affermazione della democrazia costituiscono il frutto di un processo storico che ha attraversato in un secolo e mezzo periodi di pace alternati a periodi nefasti dovuti a guerre ed emigrazione, alla fame, allo spopolamento delle campagne. Una storia che ci narra le veloci modificazioni della forma di stato e forma di governo avvenute a causa di molteplici fattori tra i quali la nostra particolare situazione geopolitica e l’unificazione che avvenne solo nel 1861.
Lo Statuto Albertino dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia – Carignano, fu lo statuto adottato per concessione dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848. Con la nascita del Regno d’Italia, divenne la carta fondamentale della nuova nazione.
Nel 1861 nacque lo Stato Italiano e il 18 febbraio 1861 fu convocato il primo Parlamento italiano, mentre il 17 marzo dello stesso anno Vittorio Emanuele II fu proclamato il primo re d’Italia (1861-1878). Sul piano istituzionale il Regno d’Italia di fatto può essere considerato un’estensione del Regno di Sardegna a causa proprio dell’adozione dello Statuto come ‘carta’ fondamentale dello stato. Ma non si trattava solo di questo, di una questione territoriale e del controllo politico ed amministrativo, poiché il sentimento dominante e sottostante all’unità proveniva dallo spirito dei moti risorgimentali che possiamo identificare anche nel motto “unità e costituzione” cioè unità della nazione sui cardini dati dai principi liberali.
Il processo di unificazione continuerà ben oltre la data del 1861 e alcuni fatti costituiscono l’evidenza del sentimento nazionale che oramai assunse una enorme diffusione nella dimensione collettiva:
- un elemento istituzionale certamente unificante fu dato dall’elezione di una Camera prevista in rappresentanza dell’intero territorio nazionale, dal Piemonte alla Sicilia;
- inoltre il trasferimento della capitale del Regno da Torino, prima a Firenze e poi a Roma insieme all’evento della breccia di Porta Pia del 20 settembre del 1870, rappresentano una vera e propria affermazione degli ideali risorgimentali.
Nell’unificazione dell’Italia e nell’affermazione dello stato laico, con la Chiesa che perde gran parte dei suoi territori, si avranno dei passaggi che cambieranno per sempre il volto delle istituzioni e i rapporti tra esse e il popolo italiano.
In tutto questo lo Statuto Albertino fu un documento di assoluta importanza poiché “… Casa Savoia fece di quel documento il simbolo (accanto al tricolore) della rivoluzione liberale nazionale, consentendo così quanto fino ad allora non era stato possibile in altre parti d’Europa: la convergenza fra l’iniziativa di apparati diplomatici e militari (del Piemonte) e la spinta popolare dal basso, in particolare quella dei moti mazziniani e garibaldini”[1].
Dopo l’unità d’Italia i problemi che seguirono erano tanti, complessi e di diversa natura. Con l’estensione dello Statuto si tentò di ovviare al problema della formazione delle leggi e del controllo territoriale attraverso l’applicazione delle stesse. Vennero organizzati i ministeri e istituite le Prefetture sulla base di un modello preesistente dato dalla legge Rattazzi dell’ottobre 1859, poi estesa all’Italia unificata.
Rimasero oltre a questo altre questioni dovute alla carenza di risorse finanziarie usate per le spese belliche, così come il problema dell’analfabetismo e della povertà diffusa.
Altre questioni tipiche del periodo post unitario furono la situazione economica del Mezzogiorno e il brigantaggio postunitario italiano che caratterizzò le regioni meridionali (periodo compreso tra il 1861 e il 1869). Povertà e brigantaggio che vennero identificate come “questione meridionale“.
Bisognava agire per unificare la penisola con nuove infrastrutture e con una moneta unica. Inoltre la scuola doveva essere posta al centro dell’attenzione poiché costituiva un valido strumento per la diffusione della cultura e dell’istruzione di base. Elementi di grande impatto sociale in grado di accelerare il processo di coesione necessario.
Lo Statuto Albertino prevedeva una serie di diritti riconosciuti al popolo che erano molto simili a quelli della Declaration del 1789 ed erano riferiti comunque a principi liberali.
Ricordiamo tra essi:
- l’eguaglianza davanti alla legge (art. 24);
- la libertà di stampa, ma facoltà di “reprimerne gli abusi” riservata alla sola legge. – Art. 28 La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del vescovo;
- la libertà personale e il divieto di arresto se non nei casi previsti dalla legge (art. 26);
- la inviolabilità del domicilio (art. 27);
- la inviolabilità della proprietà, tutelata dalla legge salvo esproprio mediante giusta indennità in nome dell’interesse pubblico (art. 29);
- la garanzia di inviolabilità del debito pubblico (art. 31);
- l’eguaglianza nella tassazione, anche se proporzionale per tutti e non progressiva (artt. 25 e 30);
- la libertà di riunione pacifica e disarmata in luoghi pubblici o aperti al pubblico che rimanevano soggetti alle leggi di polizia – 32 È riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senza armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica. Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici o aperti al pubblico, i quali rimangono interamente soggetti alle leggi di polizia.
Quali sono le caratteristiche dello Statuto Albertino?
- Ottriato (concesso)
- Breve
- Scritto
- Flessibile (poteva essere modificato con una semplice legge)
Qual è la forma di Stato del Regno d’Italia?
Il Regno d’Italia nasce con l’estensione dello Statuto albertino che disegna uno Stato ‘monarchico costituzionale’.
Qual è la forma di Governo del Regno d’Italia?
Monarchia parlamentare
Il SISTEMA PARLAMENTARE era caratterizzato da un sistema bicamerale nel quale un ramo del Parlamento, ovvero il Senato, era nominato direttamente dal sovrano fra le persone di sua fiducia, mentre la Camera era eletta con un suffragio ristretto basato sul censo.
POTERE ESECUTIVO
Al Re solo appartiene il potere esecutivo.
Egli è il Capo Supremo dello Stato:
- comanda tutte le forze di terra e di mare: dichiara la guerra, fa i trattati di pace, d’alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune.
I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere.
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La prima metà del XX secolo, cioè il 1900, è caratterizzato dallo scoppio di due guerre mondiali.
- Prima guerra mondiale 1915/1918;
- Seconda guerra mondiale 1938/1945.
Da un punto di vista istituzionale il processo di democratizzazione del Regno subisce un arresto con l’avvento del Fascismo e la conseguente fascistizzazione dello stato. A ciò si aggiungano le leggi razziali del 1938 e l’entrata in guerra al fianco della Germania nazista.
Periodo fascista
Con la marcia su Roma la nazione modifica sostanzialmente la forma di Stato e di Governo.
Tra il 1922 e il 1926 assistiamo ad un vero e proprio cambiamento. Le leggi avevano dato vita ad un diverso ordinamento costituzionale generando un regime dittatoriale. Ricordiamo:
- le leggi che avevano eliminato il diritto di associazione politica e sindacale:
- le leggi che avevano introdotto la censura sulla stampa;
- la legge elettorale basata su lista unica e voto palese;
- le leggi che avevano inserito nell’ordinamento dello stato milizie e gerarchie del Partito nazionale fascista, rendendo organo costituzionale il Gran Consiglio del Fascismo;
- la trasformazione della Camera dei deputati in una camera corporativa.
Del periodo fascista ricordiamo i principali fatti che hanno avuto un’importanza rilevante nella trasformazione dello Stato, nell’entrata in guerra al fianco della Germania nazista e nella caduta di un regime dittatoriale che aveva portato guerra e distruzione in tutto il continente.
1922 – Marcia su Roma, inizia un periodo travagliato che si conclude con l’istaurazione di una DITTATURA TOTALITARIA ad opera di Benito Mussolini.
1925/26 – Instaurazione della dittatura fascista.
1938 – Emanazione delle leggi razziali contro gli ebrei. Assistiamo alla totale adesione alle ideologie naziste.
1943 – Destituzione di Mussolini il 23 luglio ad opera del Gran Consiglio del Fascismo.
1945 – Liberazione nazionale e fine della Seconda guerra mondiale
Fine della guerra e liberazione
La seconda guerra mondiale cominciò a spegnersi gradualmente con l’armistizio dell’8 settembre 1943, ma il nostro territorio era occupato ancora dai tedeschi nazisti, mentre le truppe fasciste della cosiddetta Repubblica di Salò minacciavano il delicato equilibrio del momento. Bisognava liberare l’Italia sia dai nazisti occupanti che dai fascisti che ancora tentavano di riprendere il potere.
Per decretare la fine della guerra dovremo aspettare il 25 aprile 1945, festa nazionale che rappresenta la LIBERAZIONE DALL’OPPRESSORE e la fine della Repubblica di Salò la quale cessò ufficialmente di esistere con la resa di Caserta del 29 aprile 1945.
COSA RAPPRESENTA IL 25 aprile, perché è festa nazionale?
IL 25 APRILE è LA FESTA NAZIONALE DELLA LIBERAZIONE DAL NAZI-FASCISMO.
Tradizionalmente coincide con la LIBERAZIONE delle città di Milano e Torino dagli oppressori nazifascisti a seguito delle lotte di liberazione partigiane.
La legge n. 269 del 1948 stabilisce che il 25 aprile è un giorno festivo nel quale celebriamo la LIBERAZIONE e quindi la fine della guerra.
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Periodo 1945/46
IL SUFFRAGIO UNIVERSALE
Il suffragio universale in Italia non era pienamente compiuto poiché ne rimanevano escluse le donne. Tuttavia il dibattito in corso era all’attenzione dei membri del governo ed infatti nella riunione del Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945 se ne discusse per giungere all’emanazione di un Decreto luogotenenziale.
La maggior parte dei partiti era favorevole all’estensione del diritto di voto e il 01 febbraio 1945 fu emanato il Decreto Luogotenenziale n. 23 con il quale veniva concessa la possibilità di esercitare il diritto di voto alle donne che avessero compiuto il 21° anno di età.
In questo decreto non si faceva menzione della possibilità di essere votate e per la conquista dell’elettorato passivo bisognerà aspettare marzo 1946 con il Decreto n. 45 che attribuiva alle donne che avessero compiuto il 25° anno di età la possibilità di candidarsi.
Questa possibilità fu sfruttata e nelle prime elezioni politiche per l’elezione dei membri dell’Assemblea costituente furono elette 21 donne.
- Decreto Luogotenenziale n. 23 del 1945 à SUFFRAGIO UNIVERSALE FEMMINILE (ELETTORATO ATTIVO)
- Decreto n. 45 del marzo 1946 à SUFFRAGIO UNIVERSALE FEMMINILE (ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO)
Con la Costituzione italiana del 1948 le donne avranno pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo (articolo tre).
IL REFERENDUM DEL 02 GIUGNO 1946
Con il Decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 si decretava la possibilità per il popolo italiano di eleggere un’Assemblea Costituente che potesse deliberare la nuova costituzione dello Stato”.
Lo scopo era quello di scegliere le cd “le forme istituzionali”, ovvero gli organi costituzionali che avrebbero dovuto caratterizzare lo Stato nascente dalle ceneri della seconda guerra mondiale.
L’elezione era prevista dopo la liberazione e avrebbe dovuto svolgersi “a suffragio universale diretto e segreto” così come prevedeva il Decreto legislativo luogotenenziale n. 98 del 16 marzo 1946 che allargò il diritto di voto alle donne.
Il 2 giugno del 1946 ci fu il referendum per la scelta tra la forma di Stato. Si votò con una scheda per scegliere tra MONARCHIA E REPUBBLICA.
Si votò anche per l’elezione dei deputati che avrebbero formato l’Assemblea Costituente. Organo previsto con il compito di scrivere la Costituzione.
L’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana fu l’organo legislativo elettivo preposto alla stesura della carta come la conosciamo noi oggi. Le sedute per la stesura del testo costituzionale si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 dicembre 1947.
L’Assemblea Costituente votò inoltre la fiducia ai governi che si susseguirono in quel periodo.
Il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 98/1946 fissò le funzioni dell’Assemblea stabilendo che aveva innanzitutto il compito di redigere la nuova Costituzione.
Il decreto stabiliva che l’Assemblea doveva svolgere altre tre funzioni:
L’Assemblea costituente elesse il primo Presidente della Repubblica in data 28 giugno 1946 nella persona di Enrico De Nicola.
I lavori dell’Assemblea Costituente
Per svolgere i lavori in maniera ottimale in sede di Assemblea venne eletta una Commissione per la Costituzione presieduta da Meuccio Ruini composta di 75 membri, incaricati di stendere il progetto generale della Costituzione. All’interno della Commissione operarono tre sottocommissioni con il compito di snellire i lavori:
L’architettura costituzionale stabilisce una forma di stato democratica e una forma di governo repubblicana. LA COSTITUZIONE ENTRO’ IN VIGORE IL 1° GENNAIO 1948
L’organizzazione territoriale è basata sugli enti territoriali:
- REGIONI
- PROVINCE
- COMUNI
- CITTA METROPOLITANE
- COMUNITA’ MONTANE
La Costituzione prevede delle particolarità date dalle Regioni a Statuto speciale e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano.
Quali sono i caratteri democratici del nostro stato?
PLURALISMO POLITICO
- SUFFRAGIO UNIVERSALE
- LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO
- LIBERTA’ DI RIUNIONE E DI ASSOCIAZIONE
- STATO DI DIRITTO (LA LEGGE SOPRA OGNI PARTE)
QUALI SONO GLI ORGANI DELLO STATO PREVISTI DALLA NOSTRA COSTITUZIONE?
- PARLAMENTO
- GOVERNO
- MAGISTRATURA
- PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
- CORTE COSTITUZIONALE
COSTITUZIONE E SOVRANITA’
Fondamentale per la vita della democrazia è la partecipazione del cittadino alla vita politica della nazione che si esprime principalmente, ma non solo, attraverso il diritto di voto.
Il voto per esprimere una effettiva DEMOCRAZIA deve esprimere le seguenti caratteristiche (art. 48 Cost.):
- libero
- uguale
- personale
- segreto
Il suo esercizio è dovere civico
Quali sono le caratteristiche della nostra Costituzione?
La Costituzione è stata redatta dall’Assemblea Costituente nella quale erano rappresentate tante fazioni politiche differenti per ideologie di riferimento. Le stesse hanno trovato sintesi ed accordo nel testo finale dimostrando di perseguire un fine comune realizzatosi nell’architettura costituzionale che prevede la Repubblica e la forma di stato democratica. In questo senso possiamo definire la nostra Costituzione come il frutto di un compromesso politico.
È lunga: composta da 139 articoli nei quali vengono trattati tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica che si prospettavano in un contesto post bellico e nel quadro dell’alleanza atlantica.
Democratica, perché si basa su principi democratici, sull’affermazione delle libertà civili e politiche fondamentali per l’esercizio effettivo della partecipazione civica..
Rigida perché non è modificabile attraverso leggi ordinarie, ma richiede un processo di revisione costituzionale descritto nell’art. 138 della Costituzione.
- SCRITTA
- COMPROMISSORIA
- LUNGA
- RIGIDA
Confronto con lo Statuto albertino à caratteristiche:
- SCRITTO
- OTTRIATO
- BREVE
- FLESSIBILE
La struttura della Costituzione
È divisa in 3 parti:
- Parte prima: principi fondamentali (art. 1-12)
- Parte seconda: diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54)
- Parte terza: ordinamento della repubblica (art. 55- 139).
[1] G. Maranini, Storia del potere in Italia, Vallecchi, Firenze, 1967, p. 61 ss