EUROPA E GLOBALIZZAZIONE 1

Nella realtà del nostro tempo ci muoviamo tra principi e valori classici, forti e indissolubili, ma anche
nel mezzo di situazioni innovative che in qualche modo dovranno innestarsi nella nostra vita quotidiana.
Nel mezzo di quest’onda sta ad ognuno di noi cercare di dare il giusto senso all’innovazione cercando di
non perdere il senso della ‘classicità’ delle idealità che hanno permesso la realizzazione sia del
progresso tecnologico sia dell’evoluzione politica ed economica dell’umanità nel suo complesso. La
conoscenza dei nuovi processi di sviluppo e l’inquadramento nei principi politici classici, costituzionali
ed europei, consentirà una maggiore consapevolezza del percorso comune che dovremmo affrontare
sulla nostra linea del tempo solidale.
Tutto questo ci pone una riflessione: cosa significa essere cittadini del nostro tempo?
Tra le tante argomentazioni ne scegliamo una classica: guardare al bene comune affrontando le sfide
con la giusta criticità verso ciò che avversa lo sviluppo sociale ed economico dei popoli. Quindi la
necessaria responsabilità verso le nuove generazioni che dovrà accompagnare ogni ragionamento,
avendo ben in mente il principio cardine della sostenibilità. Orizzonte per certi versi affievolito, da
rinnovare continuamente poiché l’efficacia dell’azione politica, a qualsiasi livello non potrà prescindere
dal considerate i principi fondamentali della nostra civiltà: la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà.
Responsabilità ed interdipendenza potrebbero essere le parole chiave ricorrenti per dar vita ad un
nuovo paradigma.
Responsabilità per chi e verso chi?
Per esempio rispetto alla natura con le sue leggi, il rispetto per essa come presupposto non negoziabile.
Siamo noi che abbiamo bisogno della stessa e non viceversa. Da ciò la responsabilità conseguente, a
livello politico, sociale ed economico, si riflette immediatamente e con la stessa esigenza sulla dignità
delle persone presenti e sulle generazioni future. Una cittadinanza che si coniuga al principio della
sostenibilità impone responsabilità verso il creato e verso i nostri discendenti. Con la stessa forza, con
pari responsabilità, dovranno essere affrontate tutte le tematiche relative alla costruzione della Polis
intesa come luogo ideale e reale di pacifica e civile convivenza tra gli uomini. La polis come artificio
umano ma contiguo alle leggi che la natura impone per la preservazione del pianeta stesso. Lo stesso
principio di autonomia e sovranità esclusiva che caratterizzò le antiche polis sembra stia cedendo in
forza di un’economia e di una finanza rapace in grado di minare le basi della politica. Affiancare la
responsabilità di ogni uomo e di ogni istituzione politica all’autonomia degli stati e all’inevitabile
interdipendenza economica significa guardare alla storia per interpretare i fenomeni in atto
auspicandone una direzione che privilegi sempre e comunque l’uomo e l’equilibrio con il pianeta.
Quest’ultimo aspetto fino ad ora non troppo considerato entra a pieno titolo nel dibattito attuale, tra
cambiamenti climatici e inquinamento. Tra forza della natura e artefatti umani un nuovo ordine
mondiale è possibile solo in funzione di una rinnovata centralità uomo-natura. Possiamo allora
assegnare alla storia un compito ‘operativo’ in quanto serbatoio necessario di memoria, per promuovere
la giusta consapevolezza, intesa come contezza degli sforzi che l’umanità ha compiuto nella
costruzione di istituzioni politiche necessarie alla pace. Coscienza del progresso scientifico e
tecnologico che ha reso l’uomo più evoluto ma non sempre più libero, laddove la modifica dei processi
produttivi non ha avuto lo stesso percorso relativo alla congrua umanizzazione degli stessi e dove le
finalità non siano state calibrate sui conseguenti processi redistributivi della ricchezza prodotta.
Consapevolezza che tanto è stato fatto, ma che il cammino verso la libertà e la dignità di tutti gli abitanti
del pianeta è molto lunga. Un cammino da percorrere insieme puntando idealmente ad una stella
polare:
1. Pace e fratellanza tra i popoli con conseguente abolizione di ogni forma di violenza e guerra come
strumento egemonico, di sopraffazione, di abuso;
2. soddisfazione di tutti i bisogni primari, di comunicazione e di sicurezza, di istruzione e formazione
professionale, di salute, per ogni abitante del pianeta;
3. equilibrio tra produzione, consumo e necessità di conservazione del nostro pianeta;
4. giustizia sociale ed economica improntata ai caratteri della redistribuzione e della libertà;
5. percorso parallelo tra ‘progresso scientifico e tecnologico’ ed ‘umanità’ intesa come preservazione
della libertà e dignità di ogni essere umano.
La stella polare, idealmente composta dai punti citati, potrà funzionare su un piano definito come i vari
livelli politici nei quali ogni cittadino si muove, forte del legame primario con la patria di appartenenza.

Il cittadino italiano, così come prevede la Costituzione, è inserito in contesti politici sovrannazionali che
non possono essere considerati secondari per importanza. L’Europa politica, come processo di
costruzione e come entità a tutt’oggi ben definita nei trattati sarà il punto di riferimento contestuale
sovranazionale. Senza dimenticare l’adesione ai trattati mondiali che hanno permesso pace e
prosperità.
A titolo esemplificativo citiamo la NATO, l’ONU e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i
Trattati europei, il WTO. La cittadinanza oggi appare più complessa rispetto alla sua declinazione
giuridica riferita allo stato. Se infatti il legame originario allo Stato come entità territoriale definita da
confini politici certi all’interno del quale una comunità autodetermina la forma di governo in grado di
assicurare convivenza e sussistenza ai propri membri rimane imprescindibile, è altrettanto vero che
esistono anche dei caratteri afferenti ad altre sfere. Ognuno ha il dovere di guardare avanti, fortificando
la dignità e la libertà e tutto ciò che giuridicamente ed economicamente sostiene la costruzione di
sovrastrutture politiche in grado di perpetuare il bello fin qui edificato. Sognare, credere, realizzare un
mondo migliore, una polis inclusiva e sostenibile non è solo un obiettivo ma è un sentimento composto
da diverse fasi collegate e conseguenziali. L’idea di polis per tutti, democratica, liberale e a misura
d’uomo dovrebbe accompagnarci in questo fantastico viaggio che è il vivere in comunità, in relazione
civica e politica, partecipando ad ogni fase della costruzione di un futuro certamente migliore per le
nuove generazioni.
“Essere cittadini europei significa vivere ordinando i livelli di appartenenza politica nella
consapevolezza di addizionare cultura locale, nazionale con i principi e gli obiettivi raggiunti e in
divenire. Mete derivanti dai trattati che ci hanno reso protagonisti di un segmento di storia patria e trans
nazionale intrisa di idealità europeistica mirata alla pace e prosperità dei popoli’’.
Un tema ‘cerniera’ che dovrebbe essere affrontato costantemente potrà riguardare il sistema di
istruzione e formazione, sia per il mantenimento dei traguardi raggiunti, sia per l’espansione o
l’adeguamento degli stessi ai nuovi scenari dati dalla modifiche geopolitiche e dal progresso scientifico.
‘’Di fronte alle molte sfide che ci riserva il futuro, l’educazione ci appare come un mezzo prezioso e
indispensabile che potrà consentirci di raggiungere i nostri ideali di pace, libertà e giustizia sociale.”
Jacques Delors, da L’educazione è un tesoro.
Se evidentemente non possiamo staccarci dalla linea del tempo, ripetendo gli errori del passato, allora
abbiamo il dovere di conservare e amplificare i progressi compiuti. In questo senso la consapevolezza
dell’essere cittadini del mondo, europei e di ogni singola nazione, potrà trovare il giusto senso
nell’acquisizione della realtà storica e nella formazione mirata al discernimento, alla critica, alla ricerca
della verità presente e futura che risiede nell’unico obiettivo universale: la pace e la prosperità dei
popoli.
La complessità del nostro tempo è data dalla globalizzazione, un processo innanzitutto politico
economico con delle ricadute nel sociale e nelle finanze di ogni Stato dal quale non si può prescindere.
In questa parola troviamo un concentrato di modernità scientifica e tecnologica così come nuove
possibilità e ampliamenti della sfera della libertà individuale. Il termine viene immediatamente
agganciato all’idea di commercio e di internazionalizzazione degli scambi, mentre in realtà dovremmo
considerare l’aspetto umanistico legato all’ampliamento del mercato come possibilità di accesso alle
risorse e ai beni primari per milioni di persone, prima escluse parzialmente o del tutto da tale possibilità.
Ma se il sistema strutturale, economico, procede speditamente seguendo le regole del mercato, lo Stato
dovrà fortificare le sue istituzioni al fine di fronteggiare le antiche problematiche che la storia ci lascia
come monito.
Il riferimento è, in generale, alla debolezza nel generare quei contrappesi sociali che solo lo Stato è in
grado di fornire per evitare che l’accumulo di ricchezza generi povertà o conduca i popoli ad un’esistenza
relegata alla semplice sussistenza. In realtà il rischio della globalizzazione se collegata al sistema
capitalistico, per sua natura determinato dall’esigenza del profitto e alla logica dell’accumulo, potrebbe
generare quelle distorsioni legate proprio alla predominanza del sistema finanziario su quello reale,
economico. La conseguenza starebbe non solo nella concentrazione del potere produttivo ma anche
nel potere distributivo delle merci generando così una ulteriore distanza socio economica tra chi
produce e distribuisce e chi consuma. Nuove sfide ci attendono quindi, ma dovranno essere affrontate
con la giusta serenità e con quell’equilibrio necessario affinché la paura, l’ignoranza e l’arroganza,
l’egoismo e l’edonismo, non siano centrali nel processo stirico che viviamo.
In questo senso, la proposta che dà origine al titolo di questo scritto, è quella di ‘cavalcare’ il progetto
Europa come struttura politica di importanza fondamentale per affrontare con slancio sia le sfide della
globalizzazione, sia le potenti economie che si stanno strutturando, generando scenari geopolitici del
tutto inediti. Europa come progetto e sistema dei diritti universali fin qui costruiti come antidoto ad ogni
possibile dubbio sul fatto che l’umanità ha un solo ed unico destino: la pace e la prosperità nel giusto
rapporto con la natura.




EUROPA E GLOBALIZZAZIONE

Nella realtà del nostro tempo ci muoviamo tra principi e valori classici, forti e indissolubili, ma anche
nel mezzo di situazioni innovative che in qualche modo dovranno innestarsi nella nostra vita quotidiana.
Nel mezzo di quest’onda sta ad ognuno di noi cercare di dare il giusto senso all’innovazione cercando di
non perdere il senso della ‘classicità’ delle idealità che hanno permesso la realizzazione sia del
progresso tecnologico sia dell’evoluzione politica ed economica dell’umanità nel suo complesso. La
conoscenza dei nuovi processi di sviluppo e l’inquadramento nei principi politici classici, costituzionali
ed europei, consentirà una maggiore consapevolezza del percorso comune che dovremmo affrontare
sulla nostra linea del tempo solidale.
Tutto questo ci pone una riflessione: cosa significa essere cittadini del nostro tempo?
Tra le tante argomentazioni ne scegliamo una classica: guardare al bene comune affrontando le sfide
con la giusta criticità verso ciò che avversa lo sviluppo sociale ed economico dei popoli. Quindi la
necessaria responsabilità verso le nuove generazioni che dovrà accompagnare ogni ragionamento,
avendo ben in mente il principio cardine della sostenibilità. Orizzonte per certi versi affievolito, da
rinnovare continuamente poiché l’efficacia dell’azione politica, a qualsiasi livello non potrà prescindere
dal considerate i principi fondamentali della nostra civiltà: la solidarietà, l’uguaglianza e la libertà.
Responsabilità ed interdipendenza potrebbero essere le parole chiave ricorrenti per dar vita ad un
nuovo paradigma.
Responsabilità per chi e verso chi?
Per esempio rispetto alla natura con le sue leggi, il rispetto per essa come presupposto non negoziabile.
Siamo noi che abbiamo bisogno della stessa e non viceversa. Da ciò la responsabilità conseguente, a
livello politico, sociale ed economico, si riflette immediatamente e con la stessa esigenza sulla dignità
delle persone presenti e sulle generazioni future. Una cittadinanza che si coniuga al principio della
sostenibilità impone responsabilità verso il creato e verso i nostri discendenti. Con la stessa forza, con
pari responsabilità, dovranno essere affrontate tutte le tematiche relative alla costruzione della Polis
intesa come luogo ideale e reale di pacifica e civile convivenza tra gli uomini. La polis come artificio
umano ma contiguo alle leggi che la natura impone per la preservazione del pianeta stesso. Lo stesso
principio di autonomia e sovranità esclusiva che caratterizzò le antiche polis sembra stia cedendo in
forza di un’economia e di una finanza rapace in grado di minare le basi della politica. Affiancare la
responsabilità di ogni uomo e di ogni istituzione politica all’autonomia degli stati e all’inevitabile
interdipendenza economica significa guardare alla storia per interpretare i fenomeni in atto
auspicandone una direzione che privilegi sempre e comunque l’uomo e l’equilibrio con il pianeta.
Quest’ultimo aspetto fino ad ora non troppo considerato entra a pieno titolo nel dibattito attuale, tra
cambiamenti climatici e inquinamento. Tra forza della natura e artefatti umani un nuovo ordine
mondiale è possibile solo in funzione di una rinnovata centralità uomo-natura. Possiamo allora
assegnare alla storia un compito ‘operativo’ in quanto serbatoio necessario di memoria, per promuovere
la giusta consapevolezza, intesa come contezza degli sforzi che l’umanità ha compiuto nella
costruzione di istituzioni politiche necessarie alla pace. Coscienza del progresso scientifico e
tecnologico che ha reso l’uomo più evoluto ma non sempre più libero, laddove la modifica dei processi
produttivi non ha avuto lo stesso percorso relativo alla congrua umanizzazione degli stessi e dove le
finalità non siano state calibrate sui conseguenti processi redistributivi della ricchezza prodotta.
Consapevolezza che tanto è stato fatto, ma che il cammino verso la libertà e la dignità di tutti gli abitanti
del pianeta è molto lunga. Un cammino da percorrere insieme puntando idealmente ad una stella
polare:
1. Pace e fratellanza tra i popoli con conseguente abolizione di ogni forma di violenza e guerra come
strumento egemonico, di sopraffazione, di abuso;
2. soddisfazione di tutti i bisogni primari, di comunicazione e di sicurezza, di istruzione e formazione
professionale, di salute, per ogni abitante del pianeta;
3. equilibrio tra produzione, consumo e necessità di conservazione del nostro pianeta;
4. giustizia sociale ed economica improntata ai caratteri della redistribuzione e della libertà;
5. percorso parallelo tra ‘progresso scientifico e tecnologico’ ed ‘umanità’ intesa come preservazione
della libertà e dignità di ogni essere umano.
La stella polare, idealmente composta dai punti citati, potrà funzionare su un piano definito come i vari
livelli politici nei quali ogni cittadino si muove, forte del legame primario con la patria di appartenenza.

Il cittadino italiano, così come prevede la Costituzione, è inserito in contesti politici sovrannazionali che
non possono essere considerati secondari per importanza. L’Europa politica, come processo di
costruzione e come entità a tutt’oggi ben definita nei trattati sarà il punto di riferimento contestuale
sovranazionale. Senza dimenticare l’adesione ai trattati mondiali che hanno permesso pace e
prosperità.
A titolo esemplificativo citiamo la NATO, l’ONU e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i
Trattati europei, il WTO. La cittadinanza oggi appare più complessa rispetto alla sua declinazione
giuridica riferita allo stato. Se infatti il legame originario allo Stato come entità territoriale definita da
confini politici certi all’interno del quale una comunità autodetermina la forma di governo in grado di
assicurare convivenza e sussistenza ai propri membri rimane imprescindibile, è altrettanto vero che
esistono anche dei caratteri afferenti ad altre sfere. Ognuno ha il dovere di guardare avanti, fortificando
la dignità e la libertà e tutto ciò che giuridicamente ed economicamente sostiene la costruzione di
sovrastrutture politiche in grado di perpetuare il bello fin qui edificato. Sognare, credere, realizzare un
mondo migliore, una polis inclusiva e sostenibile non è solo un obiettivo ma è un sentimento composto
da diverse fasi collegate e conseguenziali. L’idea di polis per tutti, democratica, liberale e a misura
d’uomo dovrebbe accompagnarci in questo fantastico viaggio che è il vivere in comunità, in relazione
civica e politica, partecipando ad ogni fase della costruzione di un futuro certamente migliore per le
nuove generazioni.
“Essere cittadini europei significa vivere ordinando i livelli di appartenenza politica nella
consapevolezza di addizionare cultura locale, nazionale con i principi e gli obiettivi raggiunti e in
divenire. Mete derivanti dai trattati che ci hanno reso protagonisti di un segmento di storia patria e trans
nazionale intrisa di idealità europeistica mirata alla pace e prosperità dei popoli’’.
Un tema ‘cerniera’ che dovrebbe essere affrontato costantemente potrà riguardare il sistema di
istruzione e formazione, sia per il mantenimento dei traguardi raggiunti, sia per l’espansione o
l’adeguamento degli stessi ai nuovi scenari dati dalla modifiche geopolitiche e dal progresso scientifico.
‘’Di fronte alle molte sfide che ci riserva il futuro, l’educazione ci appare come un mezzo prezioso e
indispensabile che potrà consentirci di raggiungere i nostri ideali di pace, libertà e giustizia sociale.”
Jacques Delors, da L’educazione è un tesoro.
Se evidentemente non possiamo staccarci dalla linea del tempo, ripetendo gli errori del passato, allora
abbiamo il dovere di conservare e amplificare i progressi compiuti. In questo senso la consapevolezza
dell’essere cittadini del mondo, europei e di ogni singola nazione, potrà trovare il giusto senso
nell’acquisizione della realtà storica e nella formazione mirata al discernimento, alla critica, alla ricerca
della verità presente e futura che risiede nell’unico obiettivo universale: la pace e la prosperità dei
popoli.
La complessità del nostro tempo è data dalla globalizzazione, un processo innanzitutto politico
economico con delle ricadute nel sociale e nelle finanze di ogni Stato dal quale non si può prescindere.
In questa parola troviamo un concentrato di modernità scientifica e tecnologica così come nuove
possibilità e ampliamenti della sfera della libertà individuale. Il termine viene immediatamente
agganciato all’idea di commercio e di internazionalizzazione degli scambi, mentre in realtà dovremmo
considerare l’aspetto umanistico legato all’ampliamento del mercato come possibilità di accesso alle
risorse e ai beni primari per milioni di persone, prima escluse parzialmente o del tutto da tale possibilità.
Ma se il sistema strutturale, economico, procede speditamente seguendo le regole del mercato, lo Stato
dovrà fortificare le sue istituzioni al fine di fronteggiare le antiche problematiche che la storia ci lascia
come monito.
Il riferimento è, in generale, alla debolezza nel generare quei contrappesi sociali che solo lo Stato è in
grado di fornire per evitare che l’accumulo di ricchezza generi povertà o conduca i popoli ad un’esistenza
relegata alla semplice sussistenza. In realtà il rischio della globalizzazione se collegata al sistema
capitalistico, per sua natura determinato dall’esigenza del profitto e alla logica dell’accumulo, potrebbe
generare quelle distorsioni legate proprio alla predominanza del sistema finanziario su quello reale,
economico. La conseguenza starebbe non solo nella concentrazione del potere produttivo ma anche
nel potere distributivo delle merci generando così una ulteriore distanza socio economica tra chi
produce e distribuisce e chi consuma. Nuove sfide ci attendono quindi, ma dovranno essere affrontate
con la giusta serenità e con quell’equilibrio necessario affinché la paura, l’ignoranza e l’arroganza,
l’egoismo e l’edonismo, non siano centrali nel processo stirico che viviamo.
In questo senso, la proposta che dà origine al titolo di questo scritto, è quella di ‘cavalcare’ il progetto
Europa come struttura politica di importanza fondamentale per affrontare con slancio sia le sfide della
globalizzazione, sia le potenti economie che si stanno strutturando, generando scenari geopolitici del
tutto inediti. Europa come progetto e sistema dei diritti universali fin qui costruiti come antidoto ad ogni
possibile dubbio sul fatto che l’umanità ha un solo ed unico destino: la pace e la prosperità nel giusto
rapporto con la natura.




EUROPA, PRODUZIONE E ROBOTICA TRA PROGRESSO E RIVOLUZIONE






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