BULLISMO E CYBERBULLISMO



 

BULLISMO & CYBERBULLISMO: tra nuove tecnologie della comunicazione ed antiche problematiche relazionali.

di Robertino GIARDINA (C)

Sommario

Introduzione

Le relazioni nell’era digitale

Prevenzione e dialogo educativo

Strumenti e strategie

Stare al passo con i tempi

Una cassetta degli attrezzi per l’educazione

Perché intervenire sui fenomeni di bullismo e cyberbullismo ?

Il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo

Lo spirito della legge 70/2024

Definizione di bullismo secondo la normativa vigente

Quando il BULLISMO può configurarsi come reato?

CYBERBULLISMO

Definizione di cyberbullismo

Il Cyberbullismo può CONFIGURARE L’IPOTESI DI REATO?

Le novità introdotte dalla legge 70/2024

APPROFONDIMENTO

Il rispetto reciproco tra antiche e nuove forme di discernimento

Piccoli aneddoti per un viaggio nel passato alla scoperta di situazioni sempre attuali:

SOCRATE E I TRE SETACCI

CYBERBULLISMO: quando il venticello della diffamazione passa attraverso le nuove tecnologie della comunicazione

San Filippo neri e le piume della discordia

MANIFESTO DELLA COMUNICAZIONE

NON OSTILE ED INCLUSIVA”

Le buone pratiche in rete e nella vita reale

  

BULLISMO & CYBERBULLISMO: tra nuove tecnologie della comunicazione ed antiche problematiche relazionali.

Introduzione

Tecnologia, relazioni e responsabilità educativa

Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, insieme all’evoluzione del rapporto uomo–macchina, rappresenta uno dei cardini del progresso degli ultimi anni.

Questa accelerazione, soprattutto in ambiti strategici per la nostra economia e società, ci invita però a riflettere. Non possiamo limitarci a una visione finanziaria o commerciale: occorre chiederci quanto le innovazioni siano davvero utili, sostenibili e coerenti con un modello di sviluppo umano e sociale equilibrato.

Le relazioni nell’era digitale

Uno dei temi centrali riguarda il cambiamento delle relazioni interpersonali.
Come sono mutate le nostre modalità di comunicazione? Che impatto hanno — e avranno — le nuove tecnologie della comunicazione (TIC) sui rapporti sociali e politici?

Se da un lato il progresso tecnologico è simbolo di evoluzione e prosperità, dall’altro emergono vecchie problematiche in nuove forme. La società, spesso, fatica a crescere al ritmo dello sviluppo materiale e tecnologico.

Bullismo e cyberbullismo: riflettere per prevenire

Fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo ci ricordano che la tecnologia, pur offrendo opportunità, può amplificare comportamenti negativi.
Per questo è fondamentale un’educazione che metta al centro valori umani e relazioni sane, costruendo un rinnovato umanesimo fondato su rispetto, empatia e dialogo.

Prevenzione e dialogo educativo

E’ possibile agire per prevenire i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo  attraverso la conoscenza dei fenomeni ed il dialogo educativo per:

  • creare una scuola attenta ai bisogni di tutti;
  • ridurre il rischio di episodi di bullismo e cyberbullismo;
  • promuovere valori positivi che favoriscano una convivenza armoniosa.

Affrontare questi fenomeni richiede competenze specifiche, ma anche un approccio educativo trasversale, condiviso da tutta la comunità scolastica e sociale.

Conoscere le dinamiche del bullismo è il primo passo per prevenirlo.

Ognuno deve sentirsi parte attiva, diventando:

  • Responsabile
  • Autonomo
  • Consapevole

Strumenti e strategie

Per costruire una comunità educante solida possono servire:

  • Studio e conoscenza del fenomeno;
  • dialogo continuo tra docenti, studenti e famiglie;
  • comportamenti virtuosi e collaborativi;
  • relazioni di aiuto reciproco e collaborazione “peer to peer”.

Stare al passo con i tempi

Viviamo in un’epoca di rapidi cambiamenti. La tecnologia non è neutrale: modifica il modo in cui comunichiamo e costruiamo le relazioni.
Nel cyberbullismo, in particolare, le dinamiche tradizionali si intrecciano con la dimensione digitale, dove i giovani spesso conoscono meglio la rete degli adulti.

Per questo è necessario che educatori, genitori e istituzioni imparino a comprenderne gli aspetti umani e relazionali.

Solo conoscendo a fondo i meccanismi del bullismo e del cyberbullismo possiamo sviluppare risposte efficaci, promuovendo autonomia, responsabilità e rispetto nelle relazioni, sia reali che virtuali.

Una cassetta degli attrezzi per l’educazione

Per affrontare queste sfide serve una “cassetta degli attrezzi” fatta non solo di conoscenze tecniche e giuridiche, ma anche — e soprattutto — di solidarietà, empatia e cooperazione.

Comprendere l’altro, rispettarlo e costruire un clima di serenità è essenziale per una società più giusta, fatta di buone relazioni proiettata al vivere in armonia.

Sintesi

  1. IL PROGRESSO TECNOLOGICO E LE SUE IMPLICAZIONI

1.1 Sviluppo e innovazione

  • Evoluzione delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni
  • Interconnessione relazionale e interfaccia uomo–macchina
  • Accelerazione dei processi evolutivi in settori strategici

1.2 Riflessioni etiche e sociali

  • Necessità di una visione oltre l’aspetto economico
  • Domande su utilità, sostenibilità e coerenza sociale
  • Richiamo ai valori di sviluppo umano e benessere relazionale
  1. RELAZIONI E COMUNICAZIONE NELL’ERA DIGITALE

2.1 Cambiamento dei rapporti umani

  • Mutamento della comunicazione interpersonale
  • Impatto delle nuove tecnologie (TIC) sui rapporti sociali e politici

2.2 Contraddizioni del progresso

  • Tecnologia come simbolo di evoluzione e prosperità
  • Persistenza di problemi sociali “antichi” in nuove forme
  • Difficoltà dell’evoluzione sociale a seguire quella materiale
  1. BULLISMO E CYBERBULLISMO: UNA SFIDA EDUCATIVA

3.1 Valore dell’educazione

  • Bullismo e cyberbullismo come indicatori di criticità sociale
  • Necessità di riscoprire valori fondamentali per un nuovo umanesimo

3.2 Prevenzione e dialogo educativo

  • Obiettivi:
    • Creare una scuola attenta ai bisogni di tutti
    • Ridurre il rischio di comportamenti aggressivi
    • Promuovere principi e valori positivi
  • Strumenti:
    • Conoscenza e consapevolezza del fenomeno
    • Attività di prevenzione
    • Dialogo continuo e costruttivo
  1. COMPETENZE E RESPONSABILITÀ EDUCATIVE

4.1 Conoscenza del fenomeno

  • Necessità di comprendere bullismo e cyberbullismo
  • L’istruzione come primo passo per intervenire

4.2 Sviluppo personale e sociale

  • Educare a essere:
    • Responsabili
    • Autonomi
    • Consapevoli

4.3 Strumenti operativi

  • Studio del fenomeno
  • Dialogo educativo costante
  • Collaborazione con le famiglie
  • Pratica di comportamenti virtuosi
  • Aiuto reciproco e collaborazione “peer to peer”
  1. TECNOLOGIA, RELAZIONI E NUOVE SFIDE

5.1 Il ruolo della tecnologia

  • La tecnologia non è neutrale: influenza comunicazione e relazioni
  • Il cyberbullismo, come evoluzione di alcune dinamiche relazionali non costruttive, dev’essere prevenuto e compreso nella sua essenza negativa

5.2 Il ruolo degli educatori

  • Necessità di comprendere aspetti umani e relazionali della rete
  • Importanza di restare “al passo con i tempi”
  • Intervenire costantemente attraverso il dialogo educativo con famiglie ed allievi
  1. DIALOGO E VALORI COMUNI

6.1 Dialogo costruttivo e collaborativo

  • Fondamento del rapporto educativo
  • Base per gestire responsabilmente i rapporti sociali

6.2 La “cassetta degli attrezzi” educativa deve contenere:

  • Conoscenze giuridiche e tecniche
  • Solidarietà e volontà di creare un ambiente coeso ed armonioso

6.3 Obiettivo finale

  • Promuovere serenità, convivenza pacifica e amicizia
  • Costruire una comunità migliore, fondata su buone relazioni

 

Perché intervenire sui fenomeni di bullismo e cyberbullismo ?

La risposta la troviamo in una delle fonti del MIM: “Linee guida di orientamento per la prevenzione ed il contrasto del bullismo ed il cyberbullismo.”

 “Il bullismo è un fenomeno prevalentemente sociale, legato a gruppi e a culture di riferimento, ragion per cui affrontare il bullismo significa lavorare sui gruppi, sulle culture e sui contesti in cui i singoli casi hanno avuto origine; ciò implica operare per attuare un’educazione alla responsabilità e alla convivenza, nella cornice di un buon clima di scuola. Essere rispettati è un diritto, rispettare gli altri è un valore e un dovere che gli alunni e gli studenti dovrebbero acquisire nel corso della loro esperienza scolastica. Per tale ragione, la scuola punta alla costruzione di un’etica civile e di convivenza grazie alla quale ogni ragazzo/ragazza conosca e comprenda il significato delle parole dignità, riconoscimento, rispetto, valorizzazione. Per questo motivo, la prima azione di contrasto al bullismo e al cyberbullismo è la cura della relazione con l’altro, estesa a ogni soggetto della comunità educante, accompagnata da una riflessione costante su ogni forma di discriminazione, attraverso la valorizzazione delle differenze e il coinvolgimento in progetti e percorsi collettivi di ricerca e di dialogo con il territorio. A tale scopo si raccomanda una proficua alleanza educativa tra scuola, famiglia e altre agenzie educative extra scolastiche. Un ruolo determinante è riservato alla formazione dei docenti, degli alunni, dei genitori e dei collaboratori scolastici, quali protagonisti, a diversi livelli, di un piano educativo di prevenzione del bullismo e di promozione del rispetto e della convivenza a scuola. Infine, il bullismo e il cyberbullismo, quest’ultimo inteso come estensione del comportamento perpetrato attraverso la rete, sono fenomeni complessi che, nelle loro espressioni lievi, possono essere frutto di incomprensione sociale e di scarsa consapevolezza del proprio comportamento da parte di bambini e ragazzi, ma che possono avere, come spesso accade, rilevanza penale. Al fine di integrare la prospettiva educativa con quella riparativa e/o sanzionatoria, occorre mantenere una visione che tenga conto di tale complessità.”

Sintesi

  1. IL BULLISMO COME FENOMENO SOCIALE

1.1 Natura del fenomeno

  • Fenomeno prevalentemente sociale
  • Per affrontarlo occorre lavorare su:
    • Gruppi
    • Culture
    • Contesti di origine

1.2 Obiettivo educativo

  • Promuovere educazione alla responsabilità e alla convivenza
  • All’interno di un buon clima di scuola
  1. EDUCAZIONE AL RISPETTO E ALLA CONVIVENZA

2.1 Principi fondamentali

  • Essere rispettati → diritto
  • Rispettare gli altri → valore e dovere
  • Compito della scuola: far acquisire questi principi agli studenti

2.2 Costruzione di un’etica civile

  • La scuola promuove un’etica di convivenza e cittadinanza
  • Ogni studente deve conoscere e comprendere il significato di:
    • Dignità
    • Riconoscimento
    • Rispetto
  1. AZIONI DI CONTRASTO AL BULLISMO E CYBERBULLISMO

3.1 Cura delle relazioni

  • Prima azione di contrasto: cura della relazione con l’Altro
  • Coinvolgimento di tutti i soggetti della comunità educante
  • Riflessione su ogni forma di discriminazione
  • Valorizzazione delle differenze

3.2 Attività educative

  • Progetti e percorsi collettivi di ricerca e dialogo con il territorio
  • Alleanza educativa tra:
    • Scuola
    • Famiglia
    • Altre agenzie educative extrascolastiche
  1. IL RUOLO DELLA FORMAZIONE

4.1 Destinatari della formazione

  • Docenti
  • Alunni
  • Genitori
  • Collaboratori scolastici

4.2 Finalità della formazione

  • Promuovere un piano educativo di prevenzione
  • Favorire rispetto e convivenza nella scuola
  1. COMPLESSITÀ DEL FENOMENO

5.1 Bullismo e cyberbullismo

  • Il cyberbullismo è un’estensione del bullismo nella rete
  • Fenomeni complessi con varie intensità:
    • Forme lievi → frutto di incomprensione o scarsa consapevolezza
    • Forme gravi → possono avere rilevanza penale

5.2 Visione integrata dell’intervento

  • Necessità di integrare:
    • Prospettiva educativa
    • Prospettiva riparativa/sanzionatoria
  • Mantenere una visione complessiva e consapevole della complessità del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo

 

Lo spirito della legge 70/2024

“La presente legge è volta a prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni, in particolare con azioni di carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, privilegiando azioni di carattere formativo ed educativo e assicurando l’attuazione degli interventi, senza distinzione di età, nell’ambito delle istituzioni scolastiche, delle organizzazioni degli enti locali, sportive e del Terzo settore che svolgono attività educative, anche non formali, e nei riguardi dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, cui incombe l’obbligo di orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso”.

Schema:

Legge su bullismo e cyberbullismo

  1. Obiettivo generale
  • Prevenire e contrastare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni.
  1. Strategia principale
  • Azioni preventive
  • Attenzione e tutela verso i minori, sia come:
    • Vittime
    • Responsabili di illeciti
  1. Ambito di intervento
  • Istituzioni scolastiche
  • Organizzazioni degli enti locali
  • Organizzazioni sportive
  • Terzo settore che svolge attività educative, anche non formali
  1. Principi guida
  • Privilegiare azioni formative ed educative
  • Assicurare l’attuazione degli interventi senza distinzione di età
  • Coinvolgere i genitori:
    • Orientare i figli al corretto uso delle tecnologie
    • Presidiarne l’uso

 Definizione di bullismo secondo la normativa vigente

 Il comma 1-bis definisce il bullismo come “l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, in danno di un minore o di un gruppo di minori, idonee a provocare sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni”.

 

Schema: Definizione di bullismo (comma 1-bis)

 Soggetti coinvolti

  • Singola persona o gruppo di persone
  • Vittime: minore o gruppo di minori
  1. Caratteristiche del bullismo
  • Ripetuto / reiterato
  • Aggressione o molestia
  • Comportamenti vessatori o pressioni
  • Idonei a provocare:
    • Ansia
    • Timore
    • Isolamento
    • Emarginazione
  1. Tipologie di comportamenti
  • Fisici: violenze, furti, danneggiamenti
  • Psicologici / sociali: offese, derisioni, isolamento
  • Estremi: istigazione al suicidio o all’autolesionismo
  • Minacce o ricatti

 

Quando il BULLISMO può configurarsi come reato?

 – Percosse (art. 581 c.p.);

– Lesioni (art. 582 e ss c.p.);

– Danni alle cose, danneggiamento (art. 635 c.p.);

– Diffamazione (artt. 594 e 595 c.p.);

– Minacce (art. 612 c.p.);

– Molestia o disturbo alla persona (art. 660 c.p.);

– Violenza privata (art. 610 c.p.)

– Stalking (612 bis c.p.)

 

CYBERBULLISMO

 Definizione di cyberbullismo

«Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

 Il Cyberbullismo può CONFIGURARE L’IPOTESI DI REATO?

 Il cyberbullismo può configurarsi come un reato quando si manifesta come:

  • Ingiuria
  • Diffamazione
  • Calunnia
  • Furto d’identità
  • Molestia
  • Atti di violenza verbale e fisica

 Le novità introdotte dalla legge 70/2024

 Le azioni di bullismo e cyberbullismo non sono semplici comportamenti scorretti, ma, con l’introduzione della nuova legge, assumono rilevanza penale e vengono trattate come veri e propri reati. La legge stabilisce con precisione chi è chiamato a rispondere di tali condotte e quali siano le conseguenze legali a cui si va incontro. In primo luogo, è importante chiarire che se chi compie atti di bullismo o cyberbullismo ha un’età inferiore ai quattordici anni, la responsabilità non ricade direttamente sul minore, ma sui genitori o sui tutori legali.

Essi, infatti, sono tenuti a rispondere delle azioni del minore, in quanto hanno l’obbligo di vigilare, educare e prevenire comportamenti dannosi nei confronti di altri soggetti, soprattutto se minorenni.

Se, invece, chi adotta comportamenti aggressivi, intimidatori o vessatori ha un’età superiore ai quattordici anni, le conseguenze assumono una gravità maggiore. La legge considera tali atti come reati veri e propri e prevede sanzioni penali specifiche.

La gravità della pena dipende dal tipo di comportamento, dalla sua reiterazione nel tempo e dall’eventuale ricorso alla violenza fisica o psicologica. Sono considerate rilevanti ai fini penali non solo le aggressioni fisiche, ma anche atti ingiuriosi, denigratori o diffamatori, comprese le molestie online, che possono provocare effetti significativi sulla vittima come ansia, paura, isolamento o emarginazione sociale.

Un aspetto particolarmente innovativo della legge riguarda il ruolo dei testimoni. Infatti, quando le condotte di bullismo vengono compiute da una o più persone alla presenza di testimoni, questi ultimi hanno l’obbligo di intervenire o, quantomeno, di denunciare l’accaduto alle autorità competenti. Se un testimone assiste a tali atti e non interviene, né segnala l’accaduto, rischia anch’egli una pena detentiva, che può variare da sei mesi a tre anni. Questa norma evidenzia l’importanza della responsabilità collettiva e della partecipazione attiva di tutti i membri della comunità nel contrasto al bullismo, ribadendo che il silenzio di fronte a un atto ingiusto equivale, agli occhi della legge, a una forma di complicità.

In sintesi, la legge sul bullismo e cyberbullismo ha introdotto un quadro normativo chiaro e rigoroso, volto a tutelare le vittime, a responsabilizzare chi compie atti aggressivi e a sensibilizzare tutta la comunità, compresi i testimoni. La normativa stabilisce che la punizione dipende dall’età dell’autore, dalla gravità e dalla reiterazione del comportamento, nonché dalla presenza di testimoni che non intervengono. In questo modo, il legislatore ha voluto rafforzare la cultura del rispetto reciproco e della legalità, fornendo strumenti concreti per prevenire e contrastare questi fenomeni, sia nella vita reale sia nell’ambiente digitale, dove il cyberbullismo può avere effetti altrettanto gravi e duraturi.

SINTESI:  

NOVITA’ Legge sul bullismo e cyberbullismo

 Rilevanza legale

  • Bullismo e cyberbullismo non sono comportamenti scorretti, ma reati penali
  • La legge definisce chi risponde e le conseguenze legali
  1. Responsabilità secondo l’età
  • Minori di 14 anni:
    • Responsabilità ricade sui genitori o tutori legali
    • Obbligo di vigilare, educare e prevenire comportamenti dannosi
  • Over 14 anni:
    • Autore del reato risponde direttamente
    • Atti punibili con pena detentiva da 1 a 7 anni
    • Tipi di condotta rilevanti:
      • Minacce, molestie, denigrazioni, diffamazioni
      • Aggressioni fisiche o psicologiche
      • Molestie online
    • Gravità dipende da:
      • Tipo di comportamento
      • Reiterazione
      • Uso di violenza fisica o psicologica
  1. Ruolo dei testimoni
  • Obbligo di intervenire o denunciare atti di bullismo
  • Responsabilità penale per chi non interviene
  • Principio: responsabilità collettiva e partecipazione attiva
  1. Obiettivi della legge
  • Tutelare le vittime
  • Responsabilizzare chi compie atti aggressivi
  • Sensibilizzare la comunità e i testimoni
  • Rafforzare cultura del rispetto reciproco e della legalità
  • Prevenire e contrastare fenomeni sia reali che digitali

 

APPROFONDIMENTO

Quando si parla di bullismo verbale e indiretto, è fondamentale comprendere l’enorme potere delle parole. Esse non sono semplici suoni o segni: possono ferire profondamente, provocare dolore e lasciare tracce durature nella mente e nel cuore di chi le riceve. Le parole usate per offendere, deridere o umiliare qualcuno possono essere paragonate a pietre: colpiscono e fanno male, causando sofferenza e tristezza. Tuttavia, a differenza delle pietre, le parole, una volta pronunciate o scritte, non possono essere fermate. Il loro effetto si diffonde in modi imprevedibili, influenzando non solo la persona direttamente colpita, ma anche chi osserva, ascolta o legge ciò che è stato detto.

Il danno che le parole possono causare è spesso difficile da misurare. Ogni individuo possiede una sensibilità unica e reagisce in modo diverso agli insulti, alle derisioni o alle pressioni verbali. Questo significa che usare le parole con attenzione e rispetto è un dovere: ogni parola scelta con cura è un atto di considerazione verso l’altro, riconoscendo che le nostre espressioni possono contribuire al benessere, alla crescita e alla felicità degli altri, oppure al loro dolore e alla loro sofferenza psicofisica.

Nel contesto del bullismo e del cyberbullismo, gli effetti delle parole negative possono essere amplificati dai mezzi digitali. I commenti offensivi, le calunnie, le diffamazioni o i mormorii, una volta diffusi online, possono raggiungere un pubblico vastissimo, oltrepassando confini fisici e geografici. Un messaggio negativo condiviso sui social, una voce che si sparge tra compagni di scuola o colleghi, può generare ansia, isolamento e dolore in chi ne è vittima, creando un impatto che va ben oltre il singolo episodio. La comunità stessa ne risente: quando una persona viene denigrata o sminuita, l’intero gruppo percepisce turbamento e disagio. Nessuno è immune dagli effetti negativi della cattiveria verbale, poiché l’armonia e la serenità della collettività dipendono dal rispetto reciproco tra i suoi membri.

Per questo motivo, educare alla responsabilità delle parole è fondamentale. La cura del linguaggio, la scelta di parole gentili e rispettose, l’attenzione al modo in cui ci si rivolge agli altri costituiscono strumenti essenziali per prevenire il bullismo e favorire una convivenza serena. Una parola detta con rispetto può costruire ponti, creare fiducia e rafforzare legami, mentre una parola cattiva può spezzare rapporti, ferire profondamente e lasciare cicatrici invisibili ma durature.

Ogni comunità, sia essa scolastica, sportiva o sociale, può diventare un luogo più sicuro e armonioso quando ogni membro riconosce il valore della solidarietà, del rispetto  reciproco e della fratellanza. Basare le relazioni su questi principi significa costruire un ambiente in cui ciascuno si sente rispettato e protetto, dove la comunicazione è uno strumento di crescita e non di danno. Solo così è possibile ridurre il rischio di bullismo e cyberbullismo, proteggendo non solo le vittime, ma anche l’integrità morale e emotiva di tutta la collettività. In questo contesto, la prevenzione passa attraverso la consapevolezza: comprendere l’impatto delle parole, riflettere prima di parlare o scrivere e promuovere la cultura del rispetto diventano azioni concrete per costruire comunità più sicure e felici.

Il rispetto reciproco tra antiche e nuove forme di discernimento

Quando ci troviamo di fronte a delle calunnie, storie inventate, chiacchiere di basso profilo possiamo usare un antico aneddoto che circolava nell’antica Grecia, ma ancora oggi molto valido.

Questo perché per rimanere fuori da situazioni negative, non commettere errori e non rimanere coinvolti abbiamo il dovere di discernere, partecipare attivamente, frenare ogni azione, ogni parola che non sia congrua ai nostri principi ispiratori basati sul rispetto e la pacifica convivenza ..

Un esempio classico proviene dagli insegnamenti di Socrate che ci spiega come fare a spezzare la catena delle parole usate come pietre.

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Piccoli aneddoti per un viaggio nel passato alla scoperta di situazioni sempre attuali:

SOCRATE E I TRE SETACCI

“I tre setacci di Socrate” è un antico aneddoto che ci narra di come una volta uno dei suoi discepoli si presentò al cospetto del Maestro in stato di grande agitazione, raccontando di aver appena incontrato un amico del filosofo e che questi era intento a parlarne male. Cominciò a raccontare ogni cosa, ma fu interrotto.

Infatti, nel sentire le prime parole, Socrate chiese al suo discepolo di calmarsi. In seguito, gli chiese di attendere un minuto prima di continuare ciò che il discepolo aveva da dirgli, decise che il messaggio doveva passare attraverso tre setacci. Indicò allo stesso i tre ‘criteri’ (setacci) ammonendolo che se non li avesse superati, il messaggio non sarebbe stato degno di essere ascoltato.

  1. LA VERITA’

Come da sua abitudine, il saggio filosofo pose la seguente domanda al suo ansioso discepolo: “Sei assolutamente certo che quello che stai per dirmi corrisponde a verità?”. Il discepolo ci rifletté un momento. In realtà, non poteva essere sicuro le frasi ascoltate potessero essere classificate come maldicenza o diffamazione. Si trattava in fondo di una questione di prospettiva o di notizie riportate (Es.: ‘Credo che…, secondo me…, mi hanno detto che…,).

“Quindi non sai se è tutto vero oppure no”, concluse Socrate, mentre al discepolo non restava che annuire.

  1. LA BONTA’

Il maestro insistette ponendo una seconda domanda: “Quello che stai per dirmi è positivo o no, è una buona notizia che rallegra il cuore, o è una cattiva notizia che mi provocherà angoscia?”.

Il discepolo ammise che non era un’informazione positiva, niente felicità, niente allegria, tutto il contrario. Doveva riportargli parole che, a suo giudizio, gli avrebbero causato malessere e dolore. Allora Socrate sentenziò: “Mi stai dunque per riportare una notizia spiacevole, ma non sei sicuro che corrisponda a bontà?” E il discepolo ammise che era così, ma il dubbio che la sua azione, che il suo riportare le notizie non fosse essa stessa un’azione positiva andava via via crescendo.

  1. L’UTILITA’

Infine, Socrate pose al discepolo un terzo e ultimo interrogativo. “Quello che mi stai per dire sul mio amico mi sarà utile in qualche modo?”. Il discepolo rimase frastornato davanti a questa domanda molto profonda perché interessava il rapporto diretto tra esso ed il Maestro. In realtà non era convinto che l’episodio avrebbe avuto un’utilità per il filosofo. Forse le notizie avrebbero allontanato Socrate dalle persone indicate come maldicenti, ma poiché non era sicuro della veridicità di quanto sentito, forse il racconto non sarebbe stato di alcuna utilità.

L’aneddoto dei tre setacci di Socrate racconta che, alla fine, il filosofo non volle ascoltare quello che il discepolo aveva da dirgli. “Se quello che mi vuoi dire non è vero, né positivo, né utile, perché dovrei volerlo ascoltare?”.

Una buona domanda che dovremo porci continuamente davanti a chi mina innanzitutto la nostra serenità tentando di elevare semplici maldicenze e diffamazioni al rango di (false) verità tendando di modificare i nostri buoni pensieri …

CYBERBULLISMO: quando il venticello della diffamazione passa attraverso le nuove tecnologie della comunicazione.

Per quanto riguarda il cyberbullismo possiamo riportare un antico aneddoto che ci lascia un insegnamento indelebile e cioè che la calunnia, la diffamazione, il chiacchiericcio malizioso sono fenomeni sempre esistiti, sempre dannosi per la vittima e per la comunità nella quale essi si manifestano. Oggi come allora, cambiano i mezzi, dalla parola allo scritto e fino alle attuali TIC. Il venticello insidioso porta molto lontano le negatività che la mente umana riesce ad elaborare per colpire uomini e gruppi. Il danno che ne deriva, oggi come allora, è incalcolabile per la vittima o il gruppo.

San Filippo Neri e le piume della discordia

“Un giorno a Roma andò a confessarsi da San Filippo Neri una donna molto pia, ma facile alla maldicenza e perfino alla calunnia. Il santo ascoltò pazientemente la penitente, poi, sentite le sue azioni peccaminose le disse:

”Come penitenza, prenderai una gallina, percorrerai le vie principali di Roma, strappandole lentamente le piume, che getterai al vento. Poi ritorna da me”

La donna ubbidì. Al suo ritorno il santo aggiunse: ”La penitenza non è ancora finita. Ora devi rifare le strade percorse e raccogliere tutte le piume che hai seminato!” “Ma è impossibile!” rispose la vecchia signora.  

San Filippo, allora, seriamente concluse:

“Così è della maldicenza, dei pettegolezzi e delle calunnie. Facilmente si disperdono ovunque: la riparazione troppo spesso è impossibile.”

Un monito che affonda le radici negli antichi mali del mondo e che cambia solo nella forma che attualmente diventa tecnologica e social, ma in realtà sempre negativa e distruttiva: anche oggi la riparazione rimane ‘impossibile’.

MANIFESTO DELLA COMUNICAZIONE NON OSTILE ED INCLUSIVA

Le buone pratiche in rete e nella vita reale

Per promuovere il rispetto online e contrastare bullismo e cyberbullismo, possiamo adottare il “Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva.” È composto da dieci principi che guidano nella scelta delle parole, per comunicare senza etichette, pregiudizi o incomprensioni: parole che non isolano e non feriscono. Il Manifesto è pensato per chi rischia ogni giorno di restare ai margini e invita a costruire una rete più inclusiva e sicura. Seguendo questi principi, parole e azioni diventano strumenti concreti di rispetto, solidarietà e responsabilità collettiva, rendendo la comunicazione online un’occasione per unire, accogliere e creare un ambiente armonioso.

Virtuale è reale

Comunico in rete come faccio nel mondo reale, rispettando le persone e le loro differenze, le fragilità e i punti di forza. Scelgo di includere, senza giudicare o discriminare.

Si è ciò che si comunica

Rispetto la mia identità e decido liberamente di definirmi per come sono, o di non definirmi affatto. Accolgo la complessità e la molteplicità. Valorizzo la diversità creativa.

Le parole danno forma al pensiero

Evito con cura stereotipi, cliché, allusioni o modi di dire offensivi o sminuenti.

Contrasto ogni pregiudizio. Scelgo sempre parole chiare e facili da comprendere, corrette, gentili.

Prima di parlare bisogna ascoltare

Costruisco relazioni fondate sull’ascolto paziente, la comprensione e l’empatia.

So che opinioni diverse allargano il mio orizzonte, e che dallo scambio nasce il senso di comunità.

Le parole sono un ponte

Coltivo la curiosità, l’apertura, il dialogo positivo che nasce quando si superano le barriere mentali, sociali, culturali, gerarchiche. Il mio linguaggio sa creare inclusione e cittadinanza.

Le parole hanno conseguenze

So che le parole possono ferire o curare, sostenere o schiacciare. Parlo in modo tale da comprendere tutte le identità, le condizioni, le appartenenze, gli orientamenti e le culture.

Condividere è una responsabilità

Prima di condividere testi, video o foto mi domando se aggiungono qualità alla discussione e se promuovono il rispetto. Verifico che le fonti siano oneste, neutrali e veritiere.

 Le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare

Valorizzo la pluralità delle opinioni e delle esperienze e accolgo ogni diverso pensiero come una ricchezza. Se dissento, favorisco un confronto aperto, civile e costruttivo.

Gli insulti non sono argomenti

Insultare è un modo di esprimersi violento e primitivo. È doppiamente deplorevole se si indirizza a chi è discriminato e sperimenta la povertà, il disagio, la paura, lo stigma o l’emarginazione.

Anche il silenzio comunica

Scelgo il silenzio per ascoltare e ragionare meglio. O per spegnere polemiche distruttive. O quando non ci sono parole adeguate, e un gesto di empatia vale più di ogni discorso.

Fonte: http s://paroleostili.it/manifesto/