NO ALLA VIOLENZA! SI ALL’EUROPA DEI POPOLI

NO ALLA VIOLENZA !!! SI all’Europa dei popoli, della pace e della solidarietà.
No alle proteste violente che imperversano nelle nostre città
Robertino GIARDINA 18 ottobre 2026
L’Europa dei popoli, l’Italia dei Padri costituenti, dei giovani che guardano al futuro e delle persone che chiedono un sistema di welfare forte, capace di rispondere ai bisogni della collettività. È questa l’idea di Europa che non possiamo permetterci di perdere: quella dei progetti Erasmus, della libertà di muoversi per studio e per lavoro, della cooperazione tra Stati, della pace e della prosperità condivisa.
Un’Europa nata anche dalla consapevolezza delle tragedie del Novecento, dalle rovine e dalle ceneri lasciate dalla Seconda guerra mondiale, con la volontà di impedire che la storia potesse ripetersi. Una memoria che oggi, di fronte ai conflitti e alle tensioni internazionali, dovrebbe tornare al centro della riflessione politica.
Quale sicurezza possiamo costruire, quali politiche di difesa possiamo immaginare, se perdiamo di vista i principi morali e civili sui quali si fondano le nostre democrazie? La Costituzione italiana, attraverso i suoi principi fondamentali, ci ricorda che la dignità della persona, il lavoro, la solidarietà e la partecipazione alla vita collettiva rappresentano le basi di una società democratica. Lo stesso articolo 4 riconosce il diritto al lavoro e richiama il dovere di contribuire al progresso materiale e spirituale della società.
Sono interrogativi che richiedono risposte politiche concrete, non fondate esclusivamente su interessi economici, rapporti di forza o logiche di contrapposizione tra Stati, ma orientate alla cooperazione, alla solidarietà e alla convivenza pacifica.
In questo scenario, la politica nazionale ed europea deve saper ascoltare le proteste, le preoccupazioni e le richieste dei giovani, riconoscendone il valore democratico e la legittima aspirazione a un futuro migliore. Ignorare queste istanze significherebbe allontanare ulteriormente le istituzioni dalle persone che sono chiamate a rappresentare.
Ma il diritto di manifestare il proprio dissenso non può trasformarsi in violenza o peggio, in una giustificazione della violenza. La violenza, da qualunque parte provenga, è inaccettabile. Non soltanto perché contraddice i principi della convivenza civile, ma anche perché finisce per indebolire, oscurare e talvolta compromettere il significato stesso di una protesta, anche quando nasce da ragioni legittime.
La forza delle idee non si misura nella capacità di sopraffare, ma in quella di costruire consenso, promuovere il confronto e contribuire al cambiamento. È da questa consapevolezza che la politica, italiana ed europea, dovrebbe ripartire: dalla centralità della persona, dal rispetto delle libertà e dal rifiuto della violenza come strumento di affermazione delle proprie ragioni.